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Aria: L'altra notte in fondo al mare

Compositore: Boito Arrigo

Opera: Mefistofele

Ruolo: Margherita (Soprano)

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L'altra notte in fondo al mare
Il mio bimbo hanno gittato,
Or per farmi delirare dicon ch'io
L'abbia affogato.
L'aura è fredda,
Il carcer fosco,
E la mesta anima mia
Come il passero del bosco
Vola, vola, vola via.
Ah! Pietà  di me!
In letargico sopore
E' mia madre addormentata,
E per colmo dell'orrore dicon ch'io
L'abbia attoscata.
L'aura è fredda,
Il carcer fosco, ecc.
O mio babbino caro. Lauretta. Gianni Schicchi. PucciniDie Eifersucht ist eine Plage. Marie. Zar e carpentiere. LortzingO Dieu que de bijoux...Ah! je ris de me voir si belle. Marguerite. Faust. GounodNon più di fiori vaghe catene. Vitellia. La clemenza di Tito. MozartDonzelle semplici, no non credete a quelle lagrime. Helena. Paride ed Elena. GluckPensa ad amare, che dal tuo cor amor si chiede. Gismonda. Ottone. HändelAprès avoir pris à droite. Fiorella. Les brigands. OffenbachChi il bel sogno di Doretta?. Magda. La rondine. PucciniVoyons, Manon, plus de chimères. Manon Lescaut. Manon. MassenetAh donate il caro sposo. Sofia. Il signor Bruschino. Rossini
Wikipedia
(libretto online della prima versione in facsimilelibretto online della seconda versione)
«Son lo spirito che negaSempre tutto: l'astro, il fior...Il mio ghigno e la mia begaTurban gli ozi al Crëator»
Mefistofele è un'opera in un prologo e cinque atti, poi ridotti a quattro e un epilogo, scritta e composta da Arrigo Boito ispirandosi al Faust di Goethe.
La prima rappresentazione avvenne a Milano, al Teatro alla Scala, il 5 marzo 1868, direttore lo stesso Boito, ma si risolse in un fiasco clamoroso, a causa forse, oltre che dell'eccessiva lunghezza dell’opera, del contenuto fortemente ideologico di alcuni episodi, poi soppressi. L'opera venne quindi ridotta e rielaborata dall'autore, che tra l'altro traspose per tenore la parte di Faust, originariamente per baritono; inoltre la figura di Margherita assume un rilievo centrale, nel contesto del dramma salvifico di Faust. La nuova versione andò in scena con successo al Teatro Comunale di Bologna il 4 ottobre 1875, diretta da Emilio Usiglio alla presenza del compositore.
Fu soprattutto grazie al conte bolognese Agostino Salina che l'opera, nonostante le resistenze legate al fiasco meneghino, fu inserita nel programma del teatro felsineo. Le rappresentazioni bolognesi inaugurarono la stagione autunnale e al successo contribuirono le eccellenti interpretazioni di Romano Nannetti nel ruolo di Mefistofele e di Italo Campanini in quello di Faust. Il giovane soprano Erminia Borghi-Mamo sostenne i ruoli sia di Margherita sia di Elèna.. Da allora l'opera è sempre rimasta in repertorio.
Nelle varie rappresentazioni e versioni discografiche, sta alla scelta della produzione e della direzione se affidare o meno alla stessa interprete le parti di Margherita ed Elèna: Boito non ha dato indicazioni specifiche su questo. Anche le parti di Marta e Pantalis (contralto) e Wagner e Nereo (tenore) sono spesso interpretate dagli stessi artisti.
Nebulosa. Dopo il preludio, echeggiano dietro la nebulosa i cori della prima falange celeste che inneggiano al Signore (Ave signor degli angeli e dei santi). Compare Mefistofele (Ave signor, perdona se il mio gergo), che sfida il creatore, affermando altresì di poter tentare il vecchio Faust. Il Chorus Mysticus acconsente, e Mefistofele è sicurissimo della sua vittoria. Esce successivamente di scena al comparire dei cherubini che, assieme alle penitenti, alle falangi celesti e a tutto il paradiso, rendono una lode finale al Signore, tramite un grandioso inno sinfonico/corale in Mi maggiore.
Scena I: Francoforte sul Meno. Durante le celebrazione della domenica della Pasqua, fra parate militari e cori e danze dei popolani, Faust e l'amico/allievo Wagner osservano incuriositi uno strano Frate Grigio.
Scena II: Faust si interroga sull'amore di Dio verso l'uomo (Dai campi, dai prati) e incontra il Frate Grigio, alias Mefistofele (Son lo spirito che nega) al quale concede l'anima in cambio della sapienza e della giovinezza. Mefistofele otterrà l'anima di Faust, se quest'ultimo, appagato dalla vita, dirà all'attimo fuggente «Arrestati, sei bello!».
Faust, sotto il falso nome di Enrico, incontra la giovane Margherita, e i due si innamorano (Cavaliero illustre e saggio), mentre Mefistofele tenta di sedurre Marta. I due discutono sulla religione e Faust, richiesto da Margherita se crede in Dio, le dà una risposta ambigua: amore, vita ed estasi sono Dio, è solo un modo di definirle con una sola parola. Margherita vorrebbe trascorrere la notte con lui, ma non può perché la madre è in casa, e Mefistofele le dà una boccetta contenente sonnifero (in realtà veleno). Alla fine le due coppie di amanti si rincorrono per il giardino e si abbracciano.
Nella seconda scena, Mefistofele porta Faust sul monte Brocken (Su, cammina, cammina), e gli mostra il sabba romantico. Gli stregoni e le streghe rendono omaggio a Mefistofele. Dopo l'aria Ecco il mondo cantata da Mefistofele in cui scherza sulla generale stupidità del genere umano ma anche sul suo stesso ruolo di Male assoluto e supremo Tentatore, compare l'immagine di Margherita. Faust ne è turbato: sembra sia stata decapitata, e il diavolo ironizza paragonandola a Medusa decapitata da Perseo. Mefistofele fa in modo che l'immagine scompaia, e il sabba riprende.
Margherita è condannata a morte per aver ucciso la madre e il figlio (L'altra notte in fondo al mare). Faust giunge con Mefistofele e cerca di convincerla a scappare (Lontano, lontano). Ma la donna, riconoscendo in Mefistofele il Diavolo, rifiuta di scappare con Faust, e l'anima della donna ascende al cielo (Enrico, mi fai ribrezzo).
Mefistofele mostra a Faust la notte del sabba classico. Le coretidi e le ninfe rendono omaggio alla bella Elèna di Troia, che però ha un'orribile visione della distruzione della città da parte degli Achei (Notte, cupa, truce). Faust compare e seduce Elèna (Forma ideal, purissima).
Faust, tornato vecchio, è intento alla costruzione di un nuovo mondo, e, affascinato dalla prospettiva della propria opera (Giunto sul passo estremo), non vuole più concedere l'anima a Mefistofele. Compaiono le schiere angeliche che distolgono Faust dal diavolo. Mefistofele cerca di ipnotizzarlo ancora, ma Faust, davanti alle visioni celesti, pronuncia la fatidica frase: «Arrestati, sei bello», rivolta all'attimo fuggente.
Mefistofele ha vinto la scommessa, ma una penitente (che è Margherita) intercede per Faust presso Dio: mentre risuonano i canti delle schiere angeliche che avevano aperto l’opera, l'anima di Faust è salva, Mefistofele sprofonda nella terra, irradiato dalla luce dei cherubini.
Al Teatro Rossini di Venezia la prima è stata il 13 maggio 1876 diretto da Franco Faccio nella terza versione, al Teatro Regio di Torino il 26 dicembre successivo diretta da Carlo Pedrotti con Romilda Pantaleoni, al Teatro Verdi (Trieste) il 25 settembre 1877 ed al Teatro La Fenice di Venezia l'8 marzo 1879. Nel Regno Unito la prima è stata il 6 luglio 1880 al Her Majesty's Theatre di Londra diretto da Luigi Arditi con Christina Nilsson e Campanini. Negli Stati Uniti la prima è stata il successivo 16 novembre a Boston, al Gran Teatre del Liceu di Barcellona il 1º dicembre 1880 ed a Varsavia il 20 dicembre. La versione definitiva va in scena con successo il 25 maggio 1881 alla Scala diretta da Franco Faccio. Al Royal Italian Opera (oggi Royal Opera House, Covent Garden) di Londra la prima è stata l'11 luglio 1882 ed al La Monnaie/De Munt di Bruxelles come Méphistophélès il 19 gennaio 1883. Al Metropolitan Opera House di New York la première è stata il 5 dicembre 1883 diretta da Cleofonte Campanini con Italo Campanini e fino al 2000 ha avuto 67 recite. Al Teatro San Carlo di Napoli la prima è stata il 19 marzo 1884 con Ormondo Maini. In Scozia nel 1884 avvengono le prime il 21 novembre al Royal Lyceum Theatre di Edimburgo ed il 28 novembre al Royalty di Glasgow per il Carl Rosa Opera Company nella traduzione di Theophile Marzials. Al Teatro Nazionale di Praga la prima è stata il 9 dicembre 1885, al Teatro Regio di Parma il 25 dicembre 1886, a Nantes il 23 aprile 1887, al Teatro Riccardi (oggi Teatro Donizetti) di Bergamo il 21 agosto successivo, al Teatro Costanzi di Roma il 29 ottobre 1887 diretta da Edoardo Mascheroni con Emilio De Marchi (tenore), al Politeama Genovese il 6 novembre 1893 con Antonio Sabellico ed al Grand Théâtre de Monte Carlo il 23 febbraio 1895.
Ancora al Teatro Costanzi va in scena il 22 novembre 1899 con Enrico Caruso ed Emma Carelli ed al Teatro romano di Orange il 7 agosto 1905 con Lina Cavalieri, Amedeo Bassi e Fëdor Šaljapin. Al Palais Garnier di Parigi la prima è stata il 9 maggio 1912 diretta da Tullio Serafin con Šaljapin, al Théâtre de la Ville il 25 dicembre successivo ed al Teatro Metastasio di Prato il 25 dicembre 1914. Al Festival lirico areniano la prima è stata nel 1920 e fino al 1979 è stata in cartellone per 7 stagioni.
Al Teatro comunale (Firenze) la prima è stata nel 1932 diretta da Antonino Votto con Francesco Merli ed Ezio Pinza ed alle Terme di Caracalla di Roma nel 1938 diretta da Oliviero De Fabritiis con Pia Tassinari e Nazzareno De Angelis. Per il Teatro Verdi (Trieste) va in scena nel 1940 diretta da Votto con Andrea Mongelli ed al Teatro Sociale (Como) con Tancredi Pasero nel 1943. Al San Francisco Opera va in scena nel 1952 diretta da Fausto Cleva con Nicola Rossi-Lemeni, Ferruccio Tagliavini e Bidu Sayão. A Bilbao va in scena nel 1963 con Angelo Lo Forese e all'Opera di Chicago nel 1965 diretta da Nino Sanzogno con Renata Tebaldi, Elena Souliotis, Alfredo Kraus e Nicolai Ghiaurov.
Al Wiener Staatsoper la première è stata nel 1997 diretta da Riccardo Muti con Samuel Ramey e fino al 2001 ha avuto 24 recite.