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Aria: Vieni o tu, che ognor io chiamo

Compositore: Donizetti Gaetano

Opera: Caterina Cornaro

Ruolo: Caterina Cornaro (Soprano)

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Ah! se un giorno da queste ritorte. Maria Stuarda. Maria Stuarda. DonizettiSenza colpa mi se acciaste. Sela. Il diluvio universale. DonizettiEra desso il figlio mio. Lucrezia Borgia. Lucrezia Borgia. DonizettiSogno talor di correre. Parisina. Parisina d'Este. DonizettiCiel sei tu che in tal momento. Parisina. Parisina d'Este. DonizettiIo l' udía ne' suoi bei carmi. Eleonora. Torquato Tasso. DonizettiUn'altare, ed una benda. Gemma. Gemma di Vergy. DonizettiDa quel di che l'innocente. Antonina. Belisario. DonizettiCorri, amica. Irene. Belisario. DonizettiPietà, Signore, ti muovano. Caterina Cornaro. Caterina Cornaro. Donizetti
Wikipedia
Caterina Cornaro è un'opera lirica di Gaetano Donizetti, su libretto di Giacomo Sacchero. Dopo il successo di Linda di Chamounix, Bartolomeo Merelli, l'impresario del Theater am Kärntnertor di Vienna, commissionò a Donizetti un'opera ispirata alla vita di Caterina Corner, regina di Cipro dal 1474 al 1489. Il compositore iniziò il lavoro nel 1842, lo interruppe poi per dedicarsi al Don Pasquale, e lo riprese l'estate successiva. Il debutto viennese venne però cancellato, poiché il pubblico riconobbe che il soggetto era già stato musicato l'anno precedente da Franz Lachner: Donizetti presentò allora al teatro Maria di Rohan (giugno 1843), mentre Caterina Cornaro. andò in scena per la prima volta al Teatro San Carlo di Napoli, ma andò incontro a un insuccesso, che non stupì il compositore, insoddisfatto della scelta della cantante che doveva interpretare la protagonista, Fanny Goldberg.
Nell'inverno del 1844-1845, Donizetti lavorò a una revisione dell'opera con un nuovo finale, che fu rappresentato a Parma nel febbraio 1845, con protagonista Marianna Barbieri-Nini: fu l'ultima prima di un'opera di Donizetti quando il compositore era ancora in vita.
Venezia. Il matrimonio fra Caterina e Gerardo viene interrotto inaspettatamente dall'ambasciatore Mocenigo, che comunica al padre della sposa che il Consiglio dei Dieci ha stabilito che Caterina dovrà sposare il re di Cipro Lusignano. Gerardo medita allora di rapire l'amata, ma Mocenigo terrorizza Caterina con la notizia che un'azione simile avrebbe avuto come conseguenza la condanna a morte di Gerardo: la donna non può far altro che mentire all'amato e dirgli che non lo ama più. Gerardo parte sconvolto.
Nicosia. Il piano di Mocenigo prevede una rivolta per far sì che Venezia assuma il controllo dell'isola, e l'uccisione di Gerardo. Lusignano si è intanto reso conto che il suo matrimonio con Caterina non è altro che una mossa politica del Consiglio dei Dieci.
Una banda di sgherri si prepara a tendere un'imboscata a Gerardo, che viene però salvato dall'intervento del re. Il giovane non riconosce subito il sovrano, e gli rivela i suoi sentimenti per Caterina e il suo dolore per il suo "tradimento"; poi però, quando viene a sapere che sta parlando col re in persona, si vergogna delle sue parole e chiede perdono. Lusignano e Gerardo si giurano amicizia, e Gerardo promette di proteggerlo contro la congiura.
Lusignano, debole e ammalato, rivela a Caterina che ha saputo da Gerardo del suo passato; arriva proprio Gerardo, e i due innamorati possono chiarirsi. Caterina spiega al giovane perché, per ragioni politiche, ha dovuto rifiutarlo. Gerardo a sua volta informa Caterina della congiura per eliminare Lusignano, ma in quel momento arriva Mocenigo. L'ambasciatore vorrebbe che la stessa Caterina entri a far parte della congiura, ma interviene lo stesso Lusignano, che dichiara guerra a Venezia.
Gerardo, fedele alla promessa data al re, ha scelto di schierarsi contro i Veneziani; le dame di corte, terrorizzate, assistono alla battaglia. Caterina è raccolta in preghiera, e riceve la lieta notizia della vittoria di Cipro; la sua gioia però dura poco: entra Lusignano, morente, sorretto da Gerardo. Il re muore, non prima però di aver affidato le sorti del popolo alla sposa. L'opera si conclude con un vibrante discorso patriottico di Caterina (che va inserito nel contesto risorgimentale che preludeva ai moti del 1848).