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Aria: S'io finor, bell'idol mio

Compositore: Donizetti Gaetano

Opera: L'esule di Roma

Ruolo: Settimio (Tenore)

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Ange si pur (Spirto gentil). Fernand (Ferdinand). La favorita. DonizettiOui, ta voix m'inspire (Si, che un tuo solo accento). Fernand (Ferdinand). La favorita. DonizettiVivi tu, te ne scongiuro… Nel veder la tua costanza. Percy. Anna Bolena. DonizettiSe tanto inica agli uomini. Carlo. Linda di Chamounix. DonizettiTu che a Dio spiegasti l'ali. Edgardo. Lucia di Lammermoor. DonizettiDunque invan mi lusingai. Seide. Alina, regina di Golconda. DonizettiIo ti veggio, or vegli e tremi... Questa è l'ora. Fernando. Marin Faliero. DonizettiIo sentù tremar la mano. Ugo. Parisina d'Este. DonizettiServi gente. Teodoro. Il giovedì grasso. DonizettiSe ai voti di quest'alma... Affrettati vola momento beato. Fernando. Il furioso all'isola di San Domingo. Donizetti
Wikipedia
L'esule di Roma ossia Il proscritto è un melodramma eroico in due atti, musicato da Gaetano Donizetti su libretto di Domenico Gilardoni, rappresentato per la prima volta il 1º gennaio 1828 al Teatro San Carlo di Napoli. È la prima di tre opere di Donizetti il cui soggetto è tratto dalla storia romana (le altre due sono Fausta, del 1832, e Poliuto, del 1838).
Nel 1827, Donizetti venne ingaggiato dall'impresario teatrale napoletano Domenico Barbaja per comporre quattro opere in tre anni. Adempì puntualmente ai suoi obblighi e, poco dopo aver dato al Teatro Nuovo la farsa Le convenienze ed inconvenienze teatrali il 21 novembre 1827, presentò al Teatro San Carlo per il Capodanno del 1828 una nuova opera, questa volta nel genere dell'opera seria, L'esule di Roma.
Il libretto di Domenico Gilardoni si ispirava a un dramma dell'attore Luigi Marchionni, Il proscritto romano, ossia Il Leone di Caucaso (Napoli, 1820), che a sua volta era basato su un melodramma in 3 atti di Louis-Charles Caigniez, Androclès ou le Lion reconnaissant (Parigi, 1804), che in seguito avrebbe fornito l'ispirazione anche a George Bernard Shaw per il suo Androcles and the lion (1912).
La prima rappresentazione vide riunito un cast prestigioso che comprendeva il tenore Berardo Calvari Winter, il soprano Adelaide Tosi e il basso Luigi Lablache, e fu un trionfo, immediatamente ripreso dagli altri teatri italiani: alla Scala di Milano con il soprano Henriette Méric-Lalande (luglio 1828), di nuovo a Napoli con il tenore Giovanni Battista Rubini (inverno 1828). L'esule di Roma fu l'opera scelta dalla città natale di Donizetti, Bergamo, per rendere omaggio, nel 1840, al compositore: venne diretta da un amico d'infanzia di Donizetti, Marco Bonesi, con un cast che comprendeva cantanti di prima grandezza come Eugenia Tadolini, Domenico Donzelli e Ignazio Marini. L'opera venne portata in scena anche a Madrid, Vienna e Londra e rimase in repertorio in Italia e all'estero fino al 1869, anno della sua ultima rappresentazione nel XIX secolo, a Napoli.
L'esule di Roma venne poi ripreso per la prima volta nel XX secolo il 18 luglio 1982 alla Queen Elizabeth Hall di Londra, in forma di concerto, con Katia Ricciarelli, Bruce Brewer e John-Paul Bogart, per iniziativa della Donizetti Society. La prima rappresentazione moderna in Italia fu al Teatro Gabriello Chiabrera di Savona nell'ottobre 1986, registrata dal vivo.
Dopo le prime rappresentazioni del XIX secolo, l'opera fu oggetto di numerose modifiche: tra queste, venne espunto il pezzo originale in cui Settimio viene risparmiato da un leone cui aveva guarito una ferita e che lo riconosce nel Circo Massimo, episodio tratto dall'aneddoto su Androclo riportato da Aulo Gellio, che lo attribuisce ad Apione: verrà sostituito, con un espediente molto più convenzionale, con un atto di clemenza di Tiberio. La scena finale in cui Argelia gioisce per l'esito felice della vicenda è stata anch'essa aggiunta in una ripresa per rispettare la convenzione allora in vigore – e che Donizetti contribuì a far abbandonare – che voleva che un'opera dovesse terminare con un'aria della primadonna.
L'azione si svolge a Roma, durante il regno di Tiberio (14-37 d.C.).
I pezzi principali della partitura sono la prima aria di Murena Ahi! Che di calma un'ombra e il suo duetto con Publio (atto I, scena prima), il duetto di Settimio e Argelia (atto I, scena terza), il terzetto finale dell'atto I, cui l'opera deve molta della sua popolarità nel XIX secolo, la scena della follia di Murena nell'atto II e il duetto fra Murena e Argelia, sempre nell'atto II. La musica risente ancora nettamente dell'influenza dell'opera seria, di cui l'esempio massimo era la Semiramide di Rossini (1823), anche se i passaggi strumentali con l'accompagnamento del corno inglese o del fagotto obbligato e le vaste scene d'insieme fanno spesso pensare al vecchio maestro di Donizetti, Simon Mayr, o anche a La Vestale (1803) di Gaspare Spontini. Tuttavia, l'intensità drammatica delle situazioni, così come l'uso tipicamente donizettiano del flauto, o ancora il tentativo per eliminare l'aria finale della primadonna annunciano già le opere della maturità del compositore.
Una piazza pubblica circondata di palazzi, di templi e di monumenti. Arco di trionfo. A destra, il vestibulum della casa di Murena.
Interno della casa di Murena.
Interno della casa di Murena.
Nella prigione.
Nel giardino della casa di Murena.
Quest'opera ha subito numerosi cambiamenti nel corso della sua storia, a partire dal N. 7, assente nella prima rappresentazione, aggiunto solo in seguito per allargare il ruolo altrimenti quasi inesistente del tenore nel secondo atto. Una seconda versione del suddetto brano è Or che per te morrò, composto per una edizione del 1836; di cinque anni precedente è la variante Vanne ad Argelia, e dille. Una rappresentazione della stagione teatrale 1831-1832 prevedeva invece l'aria Lontan da te mio bene. Altro cambiamento talora apportato è l'introduzione di una Cavatina per la primadonna.