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Aria: Oh nube! che lieve per l'aria ti aggiri...Nella pace del mesto riposo

Compositore: Donizetti Gaetano

Opera: Maria Stuarda

Ruolo: Maria Stuarda (Soprano)

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Tu che voli, già spirto beato. Fausta. Fausta. DonizettiQuel guardo il cavaliere...So anch'io la virtu magica. Norina. Don Pasquale. DonizettiVivi ingrato, a lei d'accanto. Elisabetta, Queen of England. Roberto Devereux. DonizettiQuella vita a me funesta. Elisabetta. Maria Stuarda. DonizettiSe pietoso d'un obblio copri. Eleonora. Il furioso all'isola di San Domingo. DonizettiTutto or morte, oh Dio!... Fra due tombe fra due spettri. Elena. Marin Faliero. DonizettiFui presaga ah tu lo vedi. Adelia. Adelia. DonizettiTardi tardi il pie la volgi. Argelia. L'esule di Roma. DonizettiPiacer si nuovo e grato. Norina. I pazzi per progetto. DonizettiPerchè nell' alma inquesto loco. Sela. Il diluvio universale. Donizetti
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Maria Stuarda è un'opera lirica di Gaetano Donizetti su libretto di Giuseppe Bardari rappresentata in prima assoluta alla Scala il 30 dicembre 1835 diretta da Eugenio Cavallini.
L'opera ebbe un'infelice genesi: uno fu il ritardo dell'opera, prevista per il 6 luglio, ma fu ritardata a causa del giovane e inesperto librettista (Bardari all'epoca era diciassettenne, studente di legge) il cui libretto dovette essere parecchie volte censurato. Un altro motivo fu la zuffa tra le due prime donne, Giuseppina Ronzi de Begnis e Anna del Serre (nei ruoli di Maria ed Elisabetta), venute alle mani nella scena dello scontro delle due regine, insultandosi tra di loro pesantemente, al punto che la de Begnis accusò la rivale di essere la favorita del compositore. Donizetti, ormai stufo dei litigi, replicò: «Io non proteggo nessuna di voi due, ma due puttane erano quelle (Elisabetta e Maria) e due puttane siete voi due», ponendo fine alle liti tra le due. L'opera tuttavia incontrò l'opposizione della censura che, vuoi per il soggetto del regicidio, sempre sgradito ai Borboni, vuoi per la lontanissima parentela tra gli Stuart e la regina Maria Carolina, venne riadattata su un libretto di Pietro Salatino e ribattezzata Buondelmonte, ispirato all'episodio di Mosca dei Lamberti citato nel Canto XXVIII dell'Inferno. Maria Stuarda vide finalmente il debutto solo dopo, con Maria Malibran nel ruolo del titolo, principale promotrice della ripresa scaligera. Sebbene la censura le imponesse di non cantare gli insulti più pesanti con cui Maria oltraggia Elisabetta (Di Bolena oscura figlia in luogo di Figlia impura di Bolena), la Malibran la cantò comunque. L'opera venne ritirata dopo sole sei recite, sia per il soggetto scabroso, sia per la non eccelsa forma vocale della Malibran. Nonostante qualche ripresa nei successivi cinque anni, l'opera ebbe scarsa circolazione in seguito, e fu ripresa con una certa regolarità a partire dalla "Donizetti Renaissance" nella seconda metà del XX Secolo.
Nel ruolo di Maria si distinsero soprattutto Beverly Sills, Montserrat Caballé, Leyla Gencer, Joan Sutherland, Edita Gruberová, Mariella Devia. Come Elisabetta si sono distinte Shirley Verrett, Anna Caterina Antonacci e Sonia Ganassi. I soprani italiani Carmela Remigio, Maria Pia Piscitelli e il mezzosoprano americano Joyce DiDonato sono le uniche cantanti viventi ad aver affrontato entrambi i ruoli.
Così come è successo nella Norma belliniana, così pure il contrasto tra i due personaggi femminili che, all'inizio erano soprani, fu sottolineato nel corso del tempo dalla consuetudine di far cantare il ruolo di Elisabetta a un mezzosoprano. In realtà, è sufficiente creare un contrasto tra i due tipi di soprano, secondo quanto prescritto dall'autore.
Elisabetta annuncia le sue nozze future col re di Francia (Sì vuol di Francia il Rege), per poter rafforzare il regno. Essa è allegra, e Talbot approfitta della sua contentezza per affrontare un argomento delicato: Maria Stuarda. Talbot chiede alla regina la liberazione della povera scozzese, detenuta in un castello in mezzo al bosco, accusata di alto tradimento. Cecil, il gran tesoriere, invece esorta la regina a non aver pietà. La regina è dubbiosa: ella sa che Maria ama l'uomo amato anche da lei stessa: Roberto Leicester. Lo stesso Leicester viene incontrato da Talbot, che gli consegna un foglio: è da parte di Maria, a cui Talbot è andato appena fare visita (Questa imago, questo foglio). La regina, insospettita, riesce ad ottenere il foglio, e lo legge. Maria chiede, tramite Leicester, un colloquio alla Regina, nella sua prigione di Forteringa: Elisabetta, stupita, insinua che Leicester provi del tenero per la rivale. Alla fine la Regina, al colmo della gelosia, acconsente ad andare a Forteringa (Era d'amor l'immagine - Sul crin la rivale).
Maria, reclusa nel castello di Forteringa, rievoca i bei momenti vissuti in Francia da bambina con la nutrice Anna (Oh nube, che lieve). La sua tranquillità viene turbata dai suoni delle trombe da caccia. Giunge Leicester, che spiega a Maria che la caccia è una scusa per Elisabetta per venire a vederla. Roberto la esorta a rimanere calma dinnanzi alla Regina (Da tutti abbandonata). Elisabetta arriva a Forteringa col suo seguito: per l'imminente incontro delle due Regine v'è una tensione palpabile. Maria finalmente arriva, scortata da Talbot: (È sempre la stessa), e implora la pietà della cugina (Morta al mondo e morta al trono). Elisabetta tuttavia rimprovera a una prostrata Maria i suoi crimini: l'infedeltà coniugale e la sua implicazione nella morte del secondo marito Enrico Stuart, nonché le numerose congiure che le vengono attribuite. Maria, all'inizio supplichevole, al colmo del furore, la copre d'insulti spregevoli (Figlia impura di Bolena). Elisabetta, infuriata più che mai, la fa arrestare, promettendole la scure.
Elisabetta, nei suoi appartamenti, è indecisa se ordinare la condanna a morte della Stuarda, come le consiglia continuamente Cecil. L'arrivo di Leicester fa accendere in lei la gelosia, e le preghiere dell'amato non riescono a farla smuovere dal suo proposito (D'una sorella, o barbara) Nel castello, Maria teme che la regina si vendichi su Leicester, e in quel momento giungono Talbot e Cecil, a confermarle la condanna. Maria rifiuta di essere confessata da un pastore protestante, essendo cattolica, come le offre Cecil. Rimasta sola con Talbot, Maria confessa tutti quanti i suoi peccati (l'infedeltà coniugale e la sua implicazione nel complotto Babington). Talbot la perdona e le assolve i peccati (Quando di luce rosea). Maria sta per essere decapitata: i familiari ed Anna l'attendono per vederla l'ultima volta (Vedeste? - Vedemmo). Maria appare, e chiede a tutti di pregare per la sua anima (Deh, tu di un'umile preghiera). Il primo colpo di cannone introduce Cecil, che chiede a Maria l'ultimo desiderio: la regina chiede solo di avere Anna accanto a sé sul patibolo. Leicester, furente, entra, maledicendo l'ingiusta morte dell'amata: Maria lo supplica di perdonare, come lei ha perdonato i suoi assassini, e si avvia al patibolo (Ah, se un giorno da queste ritorte).