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Aria: Risorto fra le tenebre

Compositore: Verdi Giuseppe

Opera: Alzira

Ruolo: Zamoro (Tenore)

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Risorto fra le tenebre,
per lunghe vie romite,
là  trassi, ove men fervidi
dal sol piovono i raggi:
narrar m'udian quei popoli
tutti gl'ispani oltraggi.

All'armi sorsero
mille tribù guerriere...
In breve ne raggiungono
le radunate schiere...
Cento vendette e cento
faremo in un sol dì.
Dal più remoto esilio... Odio solo ed odio atroce. Jacopo Foscari. I due Foscari. VerdiAh padre, figli, sposa. Jacopo Foscari. I due Foscari. VerdiQuesta o quella. The Duke of Mantua. Rigoletto. VerdiChe non avrebbe il misero. Foresto. Attila. VerdiNon di codarde lagrime. Zamoro. Alzira. VerdiLa rivedrà nell'estasi. Riccardo. Un ballo in maschera. VerdiO tu che l'alma adora. Ernani. Ernani. VerdiLunge da lei. Alfredo Germont. La traviata. VerdiUn Inca, eccesso orribile. Zamoro. Alzira. VerdiDi qua varcando sul primo albore. Stiffelio. Stiffelio. Verdi
Wikipedia
Alzira è un'opera di Giuseppe Verdi in un prologo e due atti su libretto di Salvadore Cammarano, commissionatagli dall'impresario Vincenzo Flauto, gestore del Teatro San Carlo di Napoli, dove il 12 agosto 1845 ebbe luogo la prima rappresentazione.
Gli interpreti e gli artisti coinvolti furono:
Il soggetto fu tratto dal dramma di Voltaire, Alzire ou les Americains (1736) di cui per altro, osserva Massimo Mila, «nulla resta nel libretto di Cammarano». In particolare la trasposizione operistica annullò il gusto per l'esotico del dramma francese, quasi sfiorato dal mito del buon selvaggio.
Verdi aveva ricevuto il libretto già nel 1844, ma la composizione si concentra nella primavera del 1845, dopo Giovanna d'Arco. Verdi giudicò il libretto inadatto, soprattutto per la presenza di tre arie collocate di fila, una dopo l'altra.
Fin dal debutto, Alzira non riscontrò i favori di pubblico e critica. Su di essa pesa d'altronde un giudizio assolutamente negativo che la tradizione attribuisce allo stesso Verdi: «Quella è proprio brutta».
In realtà le recenti riproposte di Alzira hanno dimostrato la vitalità di alcune parti, tra cui la cavatina della protagonista nel primo atto: "Da Gusman, su fragil barca". Da ricordare anche il coro finale del prologo "Dio della guerra".
Il 28 ottobre dello stesso anno ha la prima al Teatro Argentina di Roma con Luigia Boccabadati, il 17 febbraio 1846 al Teatro Regio di Parma ed il 16 gennaio 1847 al Teatro alla Scala di Milano con Eugenia Tadolini ed Achille De Bassini.
Nel 1967 ebbe la prima al Teatro dell'Opera di Roma diretta da Franco Capuana con Virginia Zeani, Gianfranco Cecchele, Cornell MacNeil e Carlo Cava, nel 1968 alla Carnegie Hall di New York in concerto con Elinor Ross, Cecchele e Louis Quilico e nel 1970 al Collegiate Theatre di Londra.
Nel 1981 viene ripresa al Regio di Parma, nel 1990 ha la prima al Teatro Magnani di Fidenza con Giacomo Prestia, nel 1996 al Royal Opera House, Covent Garden di Londra e nel 2002 ancora a Parma diretta da Bruno Bartoletti con Vladimir Černov e Carlo Ventre.
L'opera è ambientata a Lima e in altre regioni del Perù, verso la metà del XVI secolo.
Zamoro è a capo di una tribù di Peruviani che si oppone all'oppressione spagnola, ed è invaghito della bella Alzira. Durante uno degli scontri Zamoro viene creduto morto, e i Peruviani catturano l'anziano governatore Alvaro per vendicarsi, ma Zamoro torna e libera il vecchio. Poi Otumbo dice a Zamoro che Alzira e il padre di lei Ataliba sono stati fatti prigionieri, e Zamoro decide che tenterà di liberarla.
Intanto Gusmano, figlio dell'ormai troppo vecchio Alvaro, prende il comando delle truppe spagnole e stipula una pace con le tribù, chiedendo la mano di Alzira. La ragazza, ancora fedele all'amato e certa che egli non è morto, rifiuta, resistendo alle pressioni del padre Ataliba, a cui Gusmano ha imposto di cercare di convincerla. Zamoro riesce a introdursi presso gli spagnoli e può riabbracciare Alzira, ma viene sorpreso e fatto arrestare da Gusmano. Alvaro intercede per il guerriero che gli aveva salvato la vita, e Zamoro viene così liberato e può riunirsi alle sue truppe.
Zamoro cade ancora prigioniero in un successivo scontro e viene condannato a morte. Alzira promette a Gusmano di concedersi se libererà l'amato. Zamoro però riesce a fuggire, travestendosi da soldato spagnolo; venuto a conoscenza dei preparativi per le nozze tra Gusmano e Alzira, ritorna al palazzo e riesce a pugnalare mortalmente l'odiato rivale. In punto di morte Gusmano si pente del male che ha fatto, dice a Zamoro che Alzira aveva accettato le nozze solo per salvarlo, benedice la coppia e infine spira ricevendo dal padre un'ultima benedizione.