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Aria: Ma quando un suon terrible

Compositore: Verdi Giuseppe

Opera: I Lombardi alla prima crociata

Ruolo: Pagano (Basso)

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E ancor silenzio!
Oh quando al fragor
Dell'aure e del torrente
Suono di guerra s'unirà ?
Quest'occhi, sempre immersi nel pianto,
Oh non vedranno balenare dai culmini
Del monte i crociati vesilli?
Dunque il lezzo a purgar del grave misfatto
Mai non potran mie mani
L'empie bede squarciar de'Musulmani?
E ancor silenzio! Oh folle!
E chi son io, perchè m'arrida
All'alma iri di pace?
È giusto Iddio soltanto;
Sia per lui benedetto il duolo e il pianto!

Ma quando un suon terribile
Dirà  che Dio lo vuole,
Quando la Croce splendere
Vedrò qual nuovo sole,
Di giovanil furore
Tutto arderammi il core,
E la mia destra gelida
L'acciar impugnerà ;
Di nuovo allor quest'anima
Redenta in ciel sarà .
Quand'ero paggio del Duca di Norfolk. Sir John Falstaff. Falstaff. VerdiOh dans l'ombre, dans la mystère. Roger. Jérusalem. VerdiL'orror del tradimento… Ma tu superbo giovane. Oberto. Oberto, Conte di San Bonifacio. VerdiUn ignoto tre lune or saranno. Massimiliano. I masnadieri. VerdiTu sul labbro. Zaccaria. Nabucco. VerdiElle ne m'aime pas. Philip II. Don Carlo. VerdiIl mio sangue la vita darei. Count Walter. Luisa Miller. VerdiCome dal ciel precipita. Banco. Macbeth. VerdiEt toi, Palerme (O tu Palermo). Jean Procida (Giovanni da Procida). I vespri siciliani. VerdiÔ jour fatal, ô crime. Roger. Jérusalem. Verdi
Wikipedia
I Lombardi alla prima crociata è la quarta opera di Giuseppe Verdi, composta su libretto di Temistocle Solera e andata in scena al Teatro alla Scala l'11 febbraio 1843. L'opera ottenne un buon successo, come l'opera precedente ad essa, Nabucco. Una nuova versione, in francese, intitolata Jérusalem andrà in scena nel 1847.
Gli artisti coinvolti nella prima furono:
La scena è in Milano, tra il 1097 e il 1099. Nella Basilica di Sant'Ambrogio, Arvino ha concesso il perdono al fratello Pagano, colpevole di averlo aggredito in uno scatto di gelosia, per amore della bella Viclinda, ora moglie di Arvino. Dopo essere stato proscritto ed esiliato, Pagano ritorna in Milano, col perdono dei parenti. I cittadini se ne rallegrano (O nobile esempio!), ma al pentimento non credono né Arvino, né la moglie né la figlia Giselda. In quel momento il priore annuncia che Arvino condurrà i crociati a Gerusalemme. Rimasto solo con lo scudiero Pirro, Pagano rivela il suo rancore per Viclinda e il fratello, che medita di uccidere, chiedendo la complicità di Pirro e di alcuni scagnozzi (Sciagurata! Hai tu creduto).
Intanto, nel palazzo di Folco, Giselda e Viclinda sono turbate per la sorte di Arvino: temono che accadrà qualcosa di orribile. Pregano per la salvezza del padre (Salve Maria). Pirro avvisa Pagano che Arvino si è coricato, e che può agire. Pagano entra, ma, tra l'orrore di Viclinda e di Giselda, egli si scopre di non aver ucciso Arvino, che giunge subito per il rumore, ma il padre. Pagano, inorridito, invoca su di sé la maledizione di Dio. Quando arrivano per ucciderlo, Giselda si oppone, dicendo che l'unico castigo per Pagano è il rimorso.
Il secondo atto si apre nelle stanze di Acciano, tiranno di Antiochia. Il tiranno invoca la vendetta di Allah sui cristiani, che hanno invaso il territorio. Oronte, suo figlio, chiede alla madre Sofia, segretamente convertita al cristianesimo, notizie su Giselda, la bella cristiana prigioniera che ama, ricambiato. La madre gli riferisce che Giselda lo sposerà solo se egli si convertirà al cristianesimo. Oronte accetta (La mia letizia infondere).
In una grotta, vive in esilio Pagano, aspettando l'arrivo dei cristiani. Intanto si presenta a lui Pirro, divenuto musulmano, che non lo riconosce. Pirro invoca il suo aiuto per avere il perdono divino: per meritarlo, essendo custode delle mura di Antiochia, le aprirà ai Lombardi. Nello stesso momento, appare Arvino, che, non riconoscendo il fratello, lo prega affinché si possa salvare la figlia Giselda. Pagano annuncia che la città cadrà la notte stessa; segue un coro di giubilo dei crociati (Stolto Allah!).
Nell'harem, Giselda invoca la madre affinché la perdoni del fatto di essersi innamorata di un pagano (Madre, dal ciel soccorri). Sofia avverte una triste Giselda che un traditore ha consegnato la città ai cristiani, e ora Oronte e Acciano giacciono morti nella battaglia. Arvino, appena giunto, sente la figlia maledire il trionfo cristiano e la ripudia. Sta per ucciderla, quando interviene l'eremita che la salva, svelandogli che la ragazza agisce così per amore.
Nella Valle di Giosafat. Giselda rimpiange Oronte, che, improvvisamente, le compare davanti in veste lombarda. Egli non era morto ma solo ferito. I due (dopo il duetto Teco io fuggo), fuggono insieme. Arvino, però, la maledice, dopo averla vista fuggire con l'amante (Sì, del ciel che non punisce), e anche Pagano, che alcuni crociati hanno visto nell'accampamento.
Intanto, nella grotta, Giselda conduce Oronte ferito mortalmente. Giunge Pagano, che esorta Oronte a convertirsi, per amor di Giselda. Il musulmano si converte, e muore, invocando Giselda, e con la benedizione di Pagano.
Sempre nella caverna. Entrano Pagano ed Arvino. Pagano mostra la figlia assetata e colta da febbre, che invoca il perdono. Arvino perdona Giselda. La fanciulla delira: le appare in sogno Oronte che annuncia ai cristiani che le acque del Siloe placheranno la siccità che li ha colpiti (Qual prodigio!).
Intanto, i Lombardi pregano il Signore, e ricordano l'aria fresca, la natura e la pace della terra lombarda con la famosa preghiera O Signore, dal tetto natìo. Giungono Giselda, Pagano e Arvino che annunciano che hanno trovato le acque del Siloe, come predetto dal sogno di Giselda. Mentre i cristiani esultano, Pagano, in punto di morte, rivela ad Arvino che egli non è un semplice eremita ma anche suo fratello, ed invoca il suo perdono. Arvino lo benedice mentre Gerusalemme cade in mano ai crociati.
2. Budden, Le opere di Verdi, Edt 1996, tre volumi, ISBN 8859201489, 8859201497, 8859201500