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Aria: Vola talor dal carcere

Compositore: Verdi Giuseppe

Opera: Il corsaro

Ruolo: Gulnara (Soprano)

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Nè sulla terra creatura
Alcuna di me più sventurata!
M'ama Seid! io l'odio!
O vile musulman, tu non conosci,
Tu non comprendi ancora
Qual alma io chiuda in petto!
Per gemme ed oro
Non ne avrai l'affetto.

Vola talor dal carcere
Libero il pensier mio
Al sospirato e limpido
Aere del ciel del ciel natio:
Ivi rapita l'anima
Scorda le sue catene;
Oblia le antiche pene,
Spazia in un ciel d'amor.
O Patria Mia. Aïda. Aida. VerdiSaper vorreste. Oscar. Un ballo in maschera. VerdiNon, non votre rage. Hélène. Jérusalem. VerdiLo vidi e'l primo palpito. Luisa Miller. Luisa Miller. VerdiViens à nous, Dieu tutelaire (Deh! tu calma, o Dio possente). La Duchesse Hélène (La Duchessa Elena). I vespri siciliani. VerdiSempre all'alba ed alla sera. Giovanna. Giovanna d'Arco. VerdiQuell'ivresse, bonheur suprême. Hélène. Jérusalem. VerdiCarlo vive? O caro accento. Amalia. I masnadieri. VerdiPace, pace mio Dio!. Leonora. La forza del destino. VerdiOh ma chère compagne. Elisabeth of Valois. Don Carlo. Verdi
Wikipedia
Il corsaro è un melodramma tragico in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratto dall'omonima novella in versi di George Byron. L'opera debuttò al Teatro Grande di Trieste il 25 ottobre 1848. Gli interpreti e gli artisti coinvolti furono i seguenti:
Verdi però, in rotta con il proprio editore Francesco Lucca, perse entusiasmo per quell'opera ormai finita e forse già pensava alla composizione di Luisa Miller, tant'è che disertò la prima rappresentazione al teatro Grande di Trieste, non dirigendo dopo anni una sua prima rappresentazione.
Corrado, corsaro in esilio in un'isola dell'Egeo, è stanco della sua prigionia. Pur vivendo con l'amata Medora, decide di andarsene e di sconfiggere l'odiato pascià Seid a Corone, con un attacco di sorpresa. Durante una festa a Corone, cui partecipa Gulnàra, prediletta di Seid, che lei odia, Corrado, sotto mentite spoglie, irrompe nel bel mezzo della festa, combattendo contro Seid, mentre i suoi corsari tentano d'incendiare le navi ottomane. Ma l'impresa fallisce: sconfitti i corsari, Corrado è condannato a morte. Gulnàra, però, innamoratasi di lui, durante la notte uccide Seid e libera il corsaro. I due tornano sull'isola dove trovano Medora che, alla falsa notizia che l'amato era morto, si è avvelenata. Quando Medora muore, Corrado, ignorando le preghiere di Gulnàra, si suicida gettandosi dalla scogliera.
Il corsaro è immeritatamente considerata un'opera minore di Verdi, ed è poco rappresentata.
Suoi altissimi pregi sono le stupende arie, gli straordinari finali del II atto (dove l'Autore raggiunge i vertici del grande concertato operistico per soli, coro e orchestra) e un'appassionata "inquietudine" melodica e armonica che segna la fine di un periodo e introduce al Verdi della Luisa Miller.
I suoi "difetti" si possono ricondurre alla squilibrata architettura narrativa, e quindi musicale, dovuta sia al libretto (che pure aveva grandemente appassionato Verdi all'inizio) sia al fatto che, durante la composizione de Il corsaro, Verdi stesso si invaghì di un nuovo testo che, evidentemente, si confaceva di più alla nuova espressività che ne Il corsaro appare già con chiarezza ma ancora in nuce. Tale testo era, per l'appunto, il libretto della Luisa Miller e fu probabilmente questo che indusse il Maestro a terminare un poco frettolosamente Il corsaro e, dopo il crollo dell'opera alla prima rappresentazione, a seppellirne lo spartito in un cassetto.
Ma lo strano destino di quest'opera continuò con la seconda rappresentazione, tenutasi ben 115 anni dopo e organizzata da Franco Ferrara in seno alle "Vacanze Musicali Veneziane" in forma di concerto, all'aperto, nel cortile di Palazzo Ducale, il 31 agosto 1963, con le voci di Maria Battinelli (Medora), Virginia Denotaristefani (Gulnàra), Aldo Bottion (Corrado) e Silvano Carroli (Seid), sotto la direzione del polacco Piotr Wolny. La sera dell'unica rappresentazione alla Battinelli mancò la voce, sicché, non essendo stati previsti i sostituti, sul finire del terzo atto il maestro Wolny dovette fermare l'esecuzione, non solo perché la Battinelli ormai non emetteva più suono, ma anche perché al pizzicato dei violini ("Oh mio Corrado appressati") si sovrapposero i dodici rintocchi del campanile di S. Marco che era stato bloccato solo fino alle 23,30. Ne seguì un pandemonio generale fra le violente proteste del pubblico, la fuga degli orchestrali e degli artisti e l'intervento dei carabinieri. Per fortuna, di questa seconda, tragica rappresentazione, la Rai aveva effettuato la registrazione la sera precedente nel Teatro La Fenice, che fu in seguito regolarmente trasmessa. Dopo pochi anni, però, Il corsaro fu riproposto in eccellenti edizioni, fra cui spicca quella andata in scena il 9 settembre 1980 al Teatro dell'Opera del Casinò di Sanremo sotto la direzione del M° Maurizio Rinaldi e la regia di Franca Valeri.