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Il trovatore

Compositore: Verdi Giuseppe

Arie (spartiti per voce e pianoforte):

Azucena (Mezzo)

Condotta ell'era in ceppiStride la vampa!

Ferrando (Baritono/Basso)

Di due figli vivea

Il Conte di Luna (Baritono)

Il balen del suo sorriso... Per me ora fatale

Leonora (Soprano)

D'amor sull'ali rosee... Tu vedrai che amore in terraTacea la notte... Di tale amor che dirsi

Manrico (Tenore)

Ah, sì ben mio... Di quella piraDeserto sulla terra

Ensemble (spartiti per voce e pianoforte):

Di geloso amor sprezzato. Il Conte di Luna (Baritono) Manrico (Tenore) Leonora (Soprano)E deggio e posso crederlo. Leonora (Soprano) Il Conte di Luna (Baritono) Manrico (Tenore)Giorni poveri vivea. Azucena (Mezzo) Ferrando (Baritono/Basso) Il Conte di Luna (Baritono)Mal reggendo all'aspro assalto. Azucena (Mezzo) Manrico (Tenore)Mira di acerbe lagrime. Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)Non m'inganno. Il Conte di Luna (Baritono) Manrico (Tenore) Leonora (Soprano)Prima che d'altri vivere. Azucena (Mezzo) Manrico (Tenore) Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)Udiste? come albeggi. Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)Vivra contende il giubilo. Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)

Partitura vocale

"Il trovatore" PDF 0Mb "Il trovatore" PDF 1Mb "Il trovatore" PDF 4Mb "Il trovatore" PDF 6Mb "Il trovatore" PDF 7Mb "Il trovatore" PDF 15Mb "Il trovatore" PDF 17Mb "Il trovatore" PDF 17Mb "Il trovatore" PDF 18Mb "Il trovatore" PDF 22Mb "Il trovatore" PDF 25Mb "Il trovatore" PDF 25Mb "Il trovatore" PDF 26Mb "Il trovatore" PDF 32Mb
Act 1 PDF 3MbAct 3 PDF 3Mb1. Introductory Chorus, Song: All' erta! all' erta! PDF 0Mb2. Solo with Chorus: Di due figli PDF 0Mb3. Solo with Chorus: Sull' orlo dei tetti PDF 0Mb4. Recitative and Aria: Tacea la notte ... Di tale amor PDF 0Mb5. Recitative and Romance: Deserto sulla terra PDF 0Mb6. Recitative and Trio: Infida! — Qual voce! PDF 1Mb7. Chorus of Gypsies: Chi del gitano PDF 0Mb8. Canzona: Stride la vampa PDF 0Mb9. Chorus of Gypsies: Mesta è la tua canzon! PDF 0Mb10. Recitative and Narrative: Condotta ell'era in ceppi PDF 0Mb11. Recitative and Duet: Non son tuo figlio! PDF 1Mb12. Recitative and Aria: Il balen del suo sorriso ... Per me ora fatale PDF 1Mb13. Finale II: Ah! se l'error t'ingombra PDF 0Mb14. Finale II (cont.): Degg'io volgermi PDF 0Mb16. Chorus of Soldiers: Or co'dadi PDF 0Mb17. Recitative and Trio: Giorni poveri vivea PDF 1Mb18. Recitative and Air: Ah si, ben mio ... Di quella pira PDF 1Mb19. Recitative and Aria: D'amor sull'ali rosee ... Tu vedrai che amore in terra PDF 1Mb20. Recitative and Duet: Mira di acerba lagrime PDF 1Mb21. Finale IV (Duet): Si, la stanchezza m'opprime PDF 0Mb22. Finale IV (Recitative and Trio): Parlar non vuoi PDF 0MbStride la vampa! PDF 0MbColor Cover PDF 2MbAh! I Have Sighed to Rest Me! (Ah che la morte ognori) PDF 0MbThe Tempest of the Heart (Il Balen del suo sorriso) PDF 0MbHome to Our Mountains (Si, la stanchezza m'opprime) PDF 6MbStride la vampa! (D minor) PDF 1Mb

Partiture per orchestra

"Il trovatore" PDF 14Mb "Il trovatore" PDF 15Mb "Il trovatore" PDF 18Mb "Il trovatore" PDF 20Mb "Il trovatore" PDF 66Mb
Aria: "Tacea la notte placida" (Act I) PDF 0Mb
OvertureAll'erta all'erta (Ferrando)Di due figli vivea. FerrandoAbbieta zingara fosca vegliarda (Ferrando)Brevi e tristi giorni visse (Ferrando)Su l'orlo dei tettiChe piu t'arresti? (Leonora, Ines)Tacea la notte placida (Leonora)Quanto narrasti di turbamento (Ines, Leonora)Tacea la notte... Di tale amor che dirsi. LeonoraTace la notte placidaIl trovator io fremo (Manrico)Deserto sulla terra. ManricoAnima mia piu dell usato (Leonora, Manrico)Non m'inganno. Il Conte di Luna (Baritono) Manrico (Tenore) Leonora (Soprano)Di geloso amor sprezzato. Il Conte di Luna (Baritono) Manrico (Tenore) Leonora (Soprano)Vedi le fosche notturne spoglieStride la vampa!. AzucenaMesta e la tua canzon (Azucena)Soli or siamo (Manrico, Azucena)Condotta ell'era in ceppi. AzucenaNo son tuo figlio (Manrico, Azucena)Mal reggendo all'aspro assalto. Azucena (Mezzo) Manrico (Tenore)L'usato messo Ruiz invia (Manrico, Leonora)Inoltra il piePerigliarti ancor languente (Azucena, Manrico)Tutto e desertoIl balen del suo sorriso... Per me ora fatale. Il Conte di LunaQual suono oh cielPer me ora fataleAh! se l'error t'ingombraPerche piangete (Leonora, Manrico, Ines)E deggio e posso crederlo. Leonora (Soprano) Il Conte di Luna (Baritono) Manrico (Tenore)Oh! co dadi ma fra pocoSquilli echeggi la tromba guerrieraIn braccio al mio rival (Ferrando, Azucena)Giorni poveri vivea. Azucena (Mezzo) Ferrando (Baritono/Basso) Il Conte di Luna (Baritono)Deh! rallentate o barbari (Azucena)Quale d'armi fragor poc anzo intesi? (Leonora, Manrico)Di qual tetra luce (Manrico, Leonora)Ah, sì ben mio... Di quella pira. ManricoL'onda de suoni mistici (Manrico, Ruiz)Manrico? (Ruiz, Manrico)Di quella pira (Manrico)Ecco l'istanteSiam giunti ecco la torre (Leonora, Ruiz)Vanni..lasciami (Leonora)D'amor sull'ali rosee (Leonora)Miserere d'un alma gia vicina (Leonora)Ah! che la morte ognora (Leonora, Manrico)D'amor sull'ali rosee... Tu vedrai che amore in terra. LeonoraDi te scordanmi di te (Leonora, Manrico)Oh! dove sei crudele (Leonora)Udiste? come albeggi. Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)Mira di acerbe lagrime. Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)Conte..ne cessi? (Leonora)Colui vivra (Leonora)Vivra contende il giubilo. Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)Madre non dormi? (Manrico, Azucena)Si la stanchezza m'opprime (Azucena, Manrico)Ai nostri monti ritorneremo (Azucena, Manrico)Che non m'inganna quel fioco lume (Manrico, Leonora)Parlar non vuoi (Manrico, Leonora)Ti scosta (Manrico, Leonora)Prima che d'altri vivere. Azucena (Mezzo) Manrico (Tenore) Il Conte di Luna (Baritono) Leonora (Soprano)
Wikipedia
Il trovatore è un'opera di Giuseppe Verdi rappresentata in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma. Assieme a Rigoletto e La traviata fa parte della cosiddetta trilogia popolare.
Il libretto, in quattro parti e otto quadri, fu tratto dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez. Fu Verdi stesso ad avere l'idea di ricavare un'opera dal dramma di Gutiérrez, commissionando a Salvadore Cammarano la riduzione librettistica. Il poeta napoletano morì improvvisamente nel 1852, appena terminato il libretto, e Verdi, che desiderava alcune aggiunte e piccole modifiche, si trovò costretto a chiedere l'intervento di un collaboratore del compianto Cammarano, Leone Emanuele Bardare. Questi, che operò su precise direttive dell'operista, mutò il metro della canzone di Azucena (da settenari a doppi quinari) e aggiunse il cantabile e quello di Leonora (D'amor sull'ali rosee - IV.1). Lo stesso Verdi, inoltre, intervenne personalmente sui versi finali dell'opera, abbreviandoli.
La prima rappresentazione fu un grande successo: come scrive Julian Budden, «Con nessun'altra delle sue opere, neppure con il Nabucco, Verdi toccò così rapidamente il cuore del suo pubblico».
Interpreti di quel fortunatissimo esordio furono:
«Deserto sulla terra,col rio destino in guerra,è sola speme un coral trovator!»
La trama, oltremodo intricata e romanzesca, si sviluppa parte in Biscaglia e parte in Aragona all'inizio del XV secolo.
La scena si apre nel castello dell'Aljafería di Saragozza. Il Conte di Luna ama Leonora, dama di corte della regina, non corrisposto, ogni notte monta la guardia davanti alla sua porta nel tentativo di vederla. Mentre egli si strugge di questo amore, Ferrando, capitano delle sue guardie, racconta agli armigeri la storia del fratello minore del Conte: il bambino fu rapito anni prima da una gitana per vendicare la madre, giustiziata dal precedente Conte con l'accusa di praticare la stregoneria; la zingara (Abbietta zingara) aveva poi gettato il bambino nella stessa pira ov'era morta la madre, il cui fantasma infesta ora il castello, e per questo infanticidio i soldati ora chiedono la sua morte. Nel frattempo Leonora, confida a Inés, sua ancella, di essere innamorata di un misterioso Trovatore del quale non conosce nemmeno il nome, che ogni notte viene a cantarle una serenata col suo liuto (Tacea la notte placida). Il Conte, dopo aver origliato questa confidenza, ode la voce del suo rivale che intona un canto dedicato alla sua amata(Deserto sulla terra). Leonora esce, e confusa dall'oscurità, scambia il conte di Luna per il suo amato e l'abbraccia. Il Trovatore sorprende i due in quella posa e crede di essere stato tradito, ma Leonora gli giura il suo amore; ciò scatena l'ira del Conte, che sfida a duello il rivale e lo costringe a rivelarsi: il suo nome è Manrico, seguace del ribelle Conte d'Urgel. Leonora cade in terra priva di sensi, mentre i due uomini si fronteggiano: entrambi gli avversari riportano gravi ferite, ma è Manrico ad avere la meglio. Egli fugge lasciando in vita il Conte.
Ai piedi di un monte, in un accampamento, alcuni zingari dediti alle loro attività rallegrano il loro lavoro con canti, balli e brindisi (coro degli zingari: Vedi le fosche notturne spoglie). Nell'allegria generale irrompe una voce addolorata: svegliatasi dal suo incubo ricorrente, Azucena, madre di Manrico, racconta che molti anni prima vide morire sul rogo la madre accusata di stregoneria dal vecchio Conte di Luna (Stride la vampa). Le ultime parole della madre erano state una supplica di vendetta, così ella aveva rapito il figlio del Conte ancora in fasce e, accecata dalla disperazione, aveva deciso di gettarlo nel fuoco; tuttavia, inorridita dalla visione della madre morta, aveva confuso il proprio figlio col bambino che aveva rapito e lo aveva gettato nel rogo al suo posto. Manrico teme così di non essere il vero figlio di Azucena e le chiede di conoscere la propria identità, ma la donna si rimangia tutto ciò che ha appena raccontato dicendo di averlo solo visto nell'incubo appena concluso, e gli ricorda di averlo sempre protetto e curato proprio come quando tornò all'accampamento ferito dopo il duello col Conte. Manrico confida alla madre di esser stato sul punto di uccidere il Conte, durante quel duello, ma di esser stato frenato da una voce proveniente dal cielo (Mal reggendo all'aspro assalto). Azucena lo esorta dunque a compiere la vendetta di sua madre, sfidando nuovamente il Conte e arrivando stavolta a ucciderlo. Intanto il Conte ha fatto spargere la voce che Manrico sia morto, allo scopo di conquistare Leonora; questa tuttavia, piuttosto che andare in sposa a lui, decide di prendere i voti. Venuto a conoscenza della sua decisione, il Conte irrompe con molti soldati alla cerimonia per rapirla; in quel momento però ha inizio l'assalto dei ribelli di Urgel: Manrico, approfittando della confusione, porta in salvo Leonora.
Il Castello è stato espugnato dalle truppe di Urgel, e i soldati del Conte di Luna sono accampati lì nei pressi in attesa di sferrare un attacco per riconquistarlo. Ferrando cattura una vecchia Gitana che si aggira furtiva per l'accampamento e la conduce dal Conte di Luna, credendola una spia: in realtà è Azucena, che si aggira in quei territori spinta dalle visioni della morte di suo figlio. Costretta dalla tortura e dalle minacce, confessa di essere la madre di Manrico, nonché la stessa zingara che aveva ucciso il fratello del Conte. Questi esulta doppiamente, poiché uccidendo la zingara otterrà doppia vendetta: per il fratello ucciso e su Manrico che gli ha rubato l'amore di Leonora. Intanto, all'interno del Castello, Manrico e Leonora stanno per sposarsi in segreto e si giurano eterno amore. In quella Ruiz sopraggiunge ad annunciare che Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà arsa viva come strega. Manrico si precipita in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira.
Il tentativo di liberare Azucena fallisce e Manrico viene imprigionato nel castello dell'Aljafería: madre e figlio saranno giustiziati all'alba. Nell'oscurità, Ruiz conduce Leonora alla torre dove Manrico è prigioniero (Timor di me?... D'amor sull'ali rosee). Leonora implora il Conte di lasciare libero Manrico: in cambio è disposta a diventare sua sposa (Mira, d'acerbe lagrime). In realtà non ha alcuna intenzione di farlo: ha già deciso che si avvelenerà prima di concedersi. Il Conte accetta e Leonora chiede di poter dare lei stessa a Manrico la notizia della liberazione, ma prima di entrare nella torre, beve di nascosto il veleno da un anello. Intanto, Manrico e Azucena condividono una cella in attesa della loro esecuzione. Manrico cerca di calmare la madre, terrorizzata dal dover subire lo stesso supplizio di sua madre (Ai nostri monti ritorneremo). Alla fine, la donna si addormenta sfinita. Giunge Leonora ad annunciare la libertà a Manrico e a implorarlo di mettersi in salvo, ma quando egli scopre che lei non lo seguirà, si rifiuta di fuggire, convinto che per ottenere la sua libertà Leonora l'abbia tradito; ma lei, nell'agonia della morte, gli confessa di essersi avvelenata per restargli fedele (Prima che d'altri vivere). Il Conte, entrato a sua volta nella prigione, ascolta di nascosto la conversazione e capisce d'esser stato ingannato da Leonora, che muore fra le braccia di Manrico. Il Conte ordina allora di giustiziare il Trovatore: quando Azucena rinviene, egli le indica Manrico morente, ma pur nella disperazione la donna trova la forza di rivelare al Conte la tragica verità: «Egli era tuo fratello»: il Conte, sconvolto per aver ammazzato di sua mano il fratello, esclama «E vivo ancor!», mentre Azucena, tratta a morte, può finalmente gridare: «Sei vendicata, o madre!».
L'orchestrazione di Verdi si compone di:
L'opera include anche:
Sulla scena: