Arie
Duetti...
Opere
Cantate
Compositori
Switch to English

Un giorno di regno

Compositore: Verdi Giuseppe

Arie (spartiti per voce e pianoforte):

Cavaliere di Belfiore (Baritono)

Compagnoni di Parigi...Verrà purtroppo il giorno

Edoardo (Tenore)

Pietoso al lungo pianto… Deh lasciate a un alma amante

Giulietta di Kelbar (Mezzo)

Non san quant'io nel petto… Non vo' quel vecchio

Marchesa del Poggio (Soprano)

Grave a core innamorato...Se dee cader la vedovaSi mostri a chi l'adora...Si, scordar saprò l'infido

Partitura vocale

"Un giorno di regno" PDF 14Mb "Un giorno di regno" PDF 67Mb "Un giorno di regno" PDF 78Mb "Un giorno di regno" PDF 97Mb "Un giorno di regno" PDF 108Mb
Overture PDF 1MbCavatina: Non san quant'io nel petto soffra PDF 3Mb

Partiture per orchestra

"Un giorno di regno" PDF 2Mb
OvertureMai non rise un piu bel diTesoriere garbatissimoSua Maesta signori (Delmonte)Compagnoni di ParigiVerra pur troppo il giornoAl doppio matrimonioSire tremante io vengo (Edoardo)Provero che degno io sono (Edoardo)Infiammato da spirto guerriero (Edoardo)Ah! non m'hanno ingannataGrave a core innamoreSe dee cader la vedovaSi festevola mattinaNon san quant'io nel petto… Non vo' quel vecchio. Giulietta di KelbarNon vo quel vecchipoEbben Giulietta miaCara Giulia alfin ti vedo (Edoardo)Madamine il mio scudiere (Edoardo)In te cugina io spero (Edoardo)Bella speranza invero (Edoardo)Perdono se abusai (Edoardo)Diletto genero a voi ne vengoTesorier io creder voglio (Edoardo)In qual punto il Re (Edoardo)Ola spiegatemi tosto (Edoardo)Affidate alla mente reale (Edoardo)Ma le nozze non si fanno (Edoardo)Pietoso al lungo pianto (Edoardo)Pietoso al lungo pianto… Deh lasciate a un alma amante. EdoardoBene scudiero vi ritrovo in tempo (Edoardo)Un mio castello cinque mila scudiTutte l'armi si puo prendereChio non posso il ver comprendereNipote in quest istantePerché dunque non vienSi nostri a chi l'adoraSi scordar sapro l'infidoOh! me felice appieno (Edoardo)Ah! non sia mio ben fallace (Edoardo)Si caro Conte la Marchese istessaA tal colpo preparataSire venne in quest istante (Delmonte, Edoardo)Eh! facciamo da buoni amici
Wikipedia
Un giorno di regno (noto anche come Il finto Stanislao) è la seconda opera lirica di Giuseppe Verdi. È un melodramma giocoso scritto su libretto di Felice Romani. È l'unica opera buffa verdiana insieme al senile Falstaff. È inoltre l'unica opera in cui il compositore fa uso dei recitativi secchi. La prima rappresentazione si svolse al Teatro alla Scala il 5 settembre 1840.
Dopo il debutto felice di Oberto, Conte di San Bonifacio, Verdi si ritrovò a dover comporre un'opera buffa per la stagione scaligera autunnale del 1840. In tempi stretti, dovette comporre la musica per l'opera, e lo stesso librettista Romani non si scomodò a fare un nuovo libretto, ma rispolverò uno dei suoi vecchi libretti e lo adattò alla musica. Per Verdi fu un infelice periodo per comporre l'opera, dovuto alla morte della prima moglie, Margherita Barezzi e dei due figli. Inoltre il libretto, scritto da Romani nel 1818, molto prima di intraprendere la gloriosa collaborazione con Vincenzo Bellini, rappresentava un gusto teatrale ormai del tutto superato.
La prima rappresentazione coinvolse i seguenti interpreti ed artisti:
L'opera fu un fiasco totale, tanto che fu ritirata la sera stessa del debutto.
Ripresentata al Teatro San Benedetto di Venezia l'11 ottobre del 1845, col titolo Il finto Stanislao, riuscì ad ottenere un lusinghiero successo (infatti il vero motivo per cui cadde alla Scala fu il libretto poco attuale più che il lutto famigliare, perché la musica, ispirata a Rossini e a Bellini, non presenta alcuna mancanza, considerato che Verdi era comunque al suo secondo esordio).
Oggi quest'opera viene rappresentata raramente, pur non mancando di arie pregevoli come quella del Cavalier Belfiore "Compagnoni di Parigi" o quella carica di lirismo della Marchesa del Poggio "Grave a cor innamorato". La sinfonia è segnata dall'inconfondibile energia di Verdi, come anche i concertati finali del primo e secondo atto.
In discografia quest'opera vanta interpreti come José Carreras e Fiorenza Cossotto, nei rispettivi ruoli di Edoardo e Marchesa.
La vicenda, ambientata in Bretagna presso Brest nel 1733, non troppo complicata, è tipica dell'opera comica e le formule musicali talvolta non rispettano molto l'esilità del libretto. Ma nel complesso è da considerarsi un lavoro ben riuscito, nonostante tutti gli impicci e le opposizioni che all'epoca attanagliarono Giuseppe Verdi.
Nel castello del decaduto barone di Kelbar (basso buffo) si fanno due sposalizi: quello di sua figlia Giulietta (mezzosoprano) col tesoriere Della Rocca (basso buffo) e quello della marchesa Del Poggio (soprano) col conte Ivrea (tenore). Ospite di Kelbar è il re di Polonia, Stanislao alias il cavalier Belfiore (baritono), già fidanzato della marchesa, che si è prestato alla finzione per consentire al vero monarca di combattere i suoi nemici in incognito. Frattanto Edoardo (tenore), nipote spiantato del tesoriere e amante di Giulietta, è disperato e vuole arruolarsi sotto Stanislao.
Edoardo confida ai servitori la sua tristezza. Il finto Stanislao concretizza l'offerta al tesoriere, che ha col barone un secondo litigio buffonesco. In separata sede, la marchesa Del Poggio e il sedicente re si affrontano in una serie di schermaglie. La donna pensa di riconoscere l'antico amante, ma Belfiore insiste nella finzione. Viene annunciato il conte Ivrea e l'imminente matrimonio della marchesa, mentre Edoardo si dispera con Giulietta perché, se anche lo zio rinunciasse a lei, egli dovrebbe arruolarsi comunque col re.
3. Budden, Le opere di Verdi, Edt 1996, tre volumi, ISBN 8859201489, 8859201497, 8859201500